In questo settore, la discontinuità non è (o non è più) improvvisa e violenta, ma è diventata una costante, si è cronicizzata.
Consideriamo l’industria dell’editoria di quotidiani: dopo un drammatico calo delle vendite di copie stampate e della pubblicità, alcuni giornali si sono riposizionati come piattaforme digitali, altri stanno esplorando modelli di vendita di servizi in abbonamento, ma il comparto continua ad affrontare sfide significative e persistenti legate alle entrate pubblicitarie, ai costi di manodopera e produzione e dal continuo cambiamento delle abitudini dei consumatori, spinte loro stesse, in un circolo virtuoso, dalla innovazione dei modelli di fruizione via via introdotta dai players di settore più innovativi.
Come re-agire di fronte a questi pericoli?
Di fronte alle discontinuità, molte aziende si aggrappano alle loro attività tradizionali, cercando di difendere la loro posizione ed esistenza, fino a dove possibile.
Ma i leader che riescono a comprendere ed anticipare l’evoluzione degli eventi e del mercato, sono più propensi a vedere le possibilità di discontinuità tecnologica come una forza positiva e non come evento da contrastare per proteggere il modo tradizionale di operare, ma come un invito irresistibile a percorrere nuove strade, migliorare la loro organizzazione e diventare finanziariamente più forti e possibilmente conquistare nuovi mercati.
Sulla base delle caratteristiche peculiari delle quattro sezioni individuate, la ricerca di Accenture suggerisce alcune strategie che possono aiutare gli imprenditori a prendere il controllo della situazione e dominare le crisi indotte dagli eventi dirompenti.
Nello stato di “durabilità”, le aziende devono attivamente reinventare la loro attività precedente, piuttosto che concentrarsi sulla sua conservazione.
Ciò significa adottare misure per mantenere, ad esempio, la leadership dei costi nel loro core business, sperimentando iniziative e metodologie per migliorare il loro posizionamento sul mercato, per esempio, rendendo le offerte non solo più economiche, ma anche più interessanti per i loro clienti, coinvolgendoli nella loro attività.
A titolo di esempio, il settore della vendita al dettaglio a domicilio ha mantenuto nella media un livello di investimento in R&S dell’ordine di un settimo della media di investimento delle altre industrie, ma sempre nello stesso settore ci sono delle eccezioni di aziende cha hanno cercato di adeguarsi ed anticipare l’evoluzione del mercato, quali Lowe’s, il rivenditore di articoli per la casa, che nel 2014 ha creato “Holoroom”, un’esperienza in realtà aumentata per coinvolgere il consumatore nella progettazione dei suoi spazi e “LoweBot”, chatbot per la vendita di articoli on line.
In questo modo, hanno creato degli spazi per costruire per il cliente una esperienza che piacerà in particolare alla generazione di cosiddetti nativi digitali.
Coloro che si trovano in uno stato di “vulnerabilità” devono mettersi in condizioni di affrontare le sfide legate alla introduzione di innovazioni, sia generandole direttamente, che reagendo a quelle introdotte dai concorrenti, investendo nella capacità operativa e produttiva delle loro aziende, rendendole agili e veloci, con le competenze necessarie ad affrontare le sfide.
Per agire in questa direzione è probabilmente opportuno ridurre la dipendenza dagli assets di investimento, di tipo infrastrutturale o monetizzare assets sottoutilizzati, spesso non parte del core business.
Ad esempio, i produttori indipendenti di energia hanno iniziato a implementare piattaforme di distribuzione basate su modelli a basso livello di impiego di assets proprietari, come è il caso di Next Kraftwerke in Germania, che ha sviluppato una rete di oltre 3.000 mini centrali di produzione e distribuzione di energia, in parte proprietaria ed in parte no, creando una “centrale elettrica virtuale”.
In questo modo, Next Kraftwerke è ingrado di offrire servizi “on demand”, per esempio erogando energia sulla base della domanda effettiva nelle piccole aree gestite dai mini generatori, allo scopo di ridurre così i costi di produzione, di distribuzione e gli sprechi.
Per le aziende nello stato di “volatilità”, cambiare decisamente l’attuale corso è l’unico modo per sopravvivere.
Piuttosto che abbandonare semplicemente il core business, le aziende dovranno trovare un equilibrio tra le esigenze legate alle ristrutturazioni operative con gli aspetti di tipo finanziario, al fine di mantenere un profilo di sostenibilità.
Il conglomerato danese Maersk, ad esempio, è una società che agisce in vari comparti, anche non coerenti tra loro ed in questo modo è esposto a rischi di varia natura ed origine.
Per reagire a questa situazione, ha deciso di separare alcune delle attività dalle altre, cercando di ri-orientarsi sul proprio core business (logistica internazionale).
Tra queste le attività di esplorazione petrolifera, tra cui le piattaforme di perforazione e le imprese che operano in ambito petrolifero in genere, sono state scorporate e riunite in una nuova unità di, autonoma e pronta per essere eventualmente ceduta o fusa con altre società dello stesso settore.
Maersk Oil è stata venduta a Total per $ 7,5 miliardi di USD e questo ha permesso a Maersk di migliorare la sua posizione finanziaria e patrimoniale, le sue prestazioni, di concentrarsi sulla crescita del suo core business di trasporto e logistica, nel quale ha una dimensione globale, e quindi cercare nuove opportunità di crescita.
Le aziende nello stato di “vitalità” devono adottare strategie che le mantengano in uno stato di costante generazione di innovazione.
Ciò comporta il continuo e progressivo sviluppo di offerte innovative per i clienti esistenti, espandendosi in modo aggressivo nei mercati adiacenti o del tutto inesplorati sfruttando la forza del proprio core business.